Nove anni fa, a Roma, il primo Family Day. Il 30 gennaio va in scena il secondo. In mezzo, quasi un decennio di silenzio.

Un uomo e una donna convolano a nozze, accolti in lussureggianti ville per matrimonio in Salento, in sfavillanti cattedrali romane, in suggestivi agriturismi toscani. Due uomini o due donne si giurano amore eterno lontano dagli amici, arroccati nel municipio di Barcellona, Londra, Stoccolma. Di certo non a Roma, almeno per il momento. La battaglia verso la conquista dei diritti continua a tenere banco nel Belpaese da ormai un decennio, tra lunghi silenzi e sussulti di piazza.

Nel 2007 il primo Family Day

Il 12 maggio del 2007 Roma accolse il primo atto di popolo in favore della famiglia nelle sue vesti più canoniche. Era il tempo di Berlusconi alla Presidenza del Consiglio. Lo scontro assumeva fattezze linguistiche espresse tramite acronimi improbabili come PACS o DICO. Di matrimoni gay non se ne è mai parlato davvero, in Italia. La posizione espressa dagli oppositori è sempre stata una e impossibile da scalfire: “Non chiamateli matrimoni, semmai parlate di unioni civili”. Semmai. Ma neanche quello fu ottenuto. Il disegno di legge sulle coppie di fatto è naufragato in silenzio, implodendo sommessamente dopo il boato delle settimane prima. Circa un milione di persone, fece sapere la questura capitolina, occupò le vie di Roma, per affermare il proprio sostegno alla famiglia tipo, dove il padre fa il padre e la madre fa la madre.

La lotta torna ad infiammarsi

Sono trascorsi nove anni di mutismo perché in Italia si tornasse a parlare di diritti omosessuali. Nove anni che sono serviti ad assistere ad una lenta, lentissima evoluzione della società nostrana. Oggi la folla dei sostenitori si è inspessita, ha trovato alleati più numerosi, più influenti e più dinamici. Il Family Day del 30 gennaio si è fatto precedere dall’iniziativa #svegliatitalia, personaggi dello spettacolo e della politica hanno prestato il loro volto alla causa. I social network assumono una rilevanza che nel 2007 non sarebbe stata neanche ipotizzabile.

La diatriba comunicativa

Così accade che la cassa di risonanza si amplifica. Maroni, da Presidente della Regione Lombardia, si appropria del Pirellone per fare apparire la scritta “Family Day”, la rete si organizza per attivare l’effetto boomerang. Sfottò, fotomontaggi, tweet infieriscono su una manovra di comunicazione quantomeno discutibile, Maroni si prende una sonora lezione.
In nove anni è forse cambiata la concezione comune, forse i tempi sono maturi perché si assista a un cambiamento. Ora ci sono due blocchi granitici, che trovano la loro ragion d’essere in pilastri culturali agli antipodi. Da una parte i cattolici, i conservatori, dall’altra i progressisti, non solo coppie omosessuali ma opinion leader e influencer capaci di prendere posizione in maniera netta. Un video che circola in rete accoglie testimonial come Luca Argentero, Claudio Santamaria, Giorgia, Lunetta Savino, Emma Marrone e Giulia Bevilacqua. Stavolta lo scontro è un po’ meno impari rispetto al 2007. Stavolta le due franchigie hanno peso specifico equiparabile. L’Italia sta cambiando, forse.